Oltre la Caverna

FILOSOFIA ANTICA

Il finalismo di Aristotele e l'ordine stoico della natura

Alessio Berlanda29 Giugno 2026

Il finalismo di Aristotele e l'ordine stoico della natura

L'idea di telos come proprietà dell’ente, cioè di un fine ultimo a cui esso tende, è stata soprattutto nella filosofia antica apprezzata e studiata in ogni suo aspetto.

È Aristotele che delinea per primo l'immanenza del telos all’interno degli enti naturali, al contrario di Platone che teorizza questi solo nel mondo intelligibile. Si giunge dunque alla conclusione che per natura l’essere, tendendo a Dio come atto puro e prima causa finale, tende a sua volta alla piena realizzazione della propria funzione.

Nell’Etica Nicomachea, lo Stagirita afferma: “Poiché arti e azioni esauriscono l’ambito dell’agire e poiché ogni arte che viene esercitata con il proprio metodo e ogni azione che viene compiuta in base ad una scelta mirano ad un bene, si può concludere che il bene è ciò a cui ogni cosa tende”.

Si capisce dunque che questo compimento potenziale non è un fattore accidentale, ma il bene proprio e intrinseco di ciascuna, definita da Aristotele entelechia.

Qualche secolo dopo, gli stoici riprendono il pensiero teleologico aristotelico radicalizzandolo totalmente. Per questi, l'intero cosmo è pervaso, nutrito e plasmato da un logos, chiamato Natura: una razionalità immanente che come principio divino ordina ogni cosa.

Lo stoico concepisce perciò il vivere secondo virtù come il vivere volontariamente in accordo con la natura, riconoscendo e perseguendo quell'ordine razionale che regge il mondo e lasciando che il proprio destino si armonizzi con il disegno del tutto.

In entrambi si percepisce come le cose tendano a un fine cosmico che è anche la loro piena realizzazione, così che ogni essere porti nella propria essenza la direzione verso cui tende.

Ma questa somiglianza si ferma a una certa profondità.

In Aristotele ogni sostanza ha il proprio telos, distinto da quello di ogni altra e impossibile da ridurre a una coincidenza nel fine ultimo. Gli enti della realtà, differendo tra loro per sostanza, differiscono a loro volta per ciò a cui tendono.

Negli stoici, d’altra parte, il finalismo si definisce monistico: l'esistenza di un unico ordine cosmico attraversa tutto l'essere e crea una sola direzione a cui ogni cosa partecipa e tende.

Nel cercare il vero punto di contatto tra Aristotele e gli stoici, basarsi sul fatto che le cose tendano al bene sembra piuttosto irrilevante poiché attraversa quasi tutta la filosofia greca.

È invece molto più importante e significativa la convinzione condivisa che il finalismo cosmico non sia qualcosa imposto da fuori, ma qualcosa che la natura stessa delle cose già contiene intrinsecamente nella realtà.