Oltre la Caverna

FILOSOFIA DELLA CONOSCENZA

Come una tabula rasa: il filo gnoseologico da Aristotele a Sartre

Alessio Berlanda13 Giugno 2026

Come una tabula rasa: il filo gnoseologico da Aristotele a Sartre

Esiste un filo sottile lungo più di duemila anni che collega il pensiero di Aristotele a quello di Jean-Paul Sartre. Un filo ideale ma che si concentra su una domanda fondamentale: l'essere umano nasce con una natura già definita, oppure essa si costruisce nel tempo?

Partendo da Aristotele, nel De Anima, descrive l'intelletto umano come una tavoletta di cera (la celebre "tabula rasa") su cui non è ancora stato scritto nulla. Prima dell'esperienza la mente risulta vuota, ed infatti rivalutando le esperienze sensibili, nell'ambito gnoseologico Aristotele esprime il rifiuto totale delle idee innate platoniche. È dunque solo il contatto con il mondo, attraverso i sensi, ciò che permette progressivamente di riempire quella superficie priva di contenuto intellettuale con cui l'uomo nasce.

Ed ecco che questo "filo pieno di intuizione" attraversa i millenni, venendo ripreso e sviluppato prima dagli empiristi moderni (in particolare da John Locke nel Seicento), fino ad arrivare in forma diversa ma sorprendentemente affine al pensiero di Jean-Paul Sartre.

Il 29 ottobre 1945, in una conferenza destinata a diventare celebre, Sartre pronuncia una frase che sintetizza l'intera visione esistenzialista: "l'existence précède l'essence" cioè "l'esistenza precede l'essenza". L'immagine che questa semplice frase fa trasparire è quella dell'essere umano che non ha alcuna natura predefinita, e che tantomeno appartiene ad alcun progetto divino o biologico che lo determini in anticipo.

Per Sartre, la coscienza non è dunque mai legata, assorbita o determinata dalla realtà, bensì poiché sempre capace di trascendere la realtà fattuale attraverso il progettare scopi e valori in cui rivedersi, libera da ogni imposizione esterna.

Il parallelo che si viene a creare con Aristotele risulta davvero affascinante: entrambi rifiutano l'idea di un essere umano già compiuto prima dell'esperienza.

Ma se per il primo l'intelletto umano si riempie attivamente poiché è in grado di ordinare le cose, distinguendo sensazione in potenza e sensazione in atto, per Sartre il processo è radicalmente attivo e carico di responsabilità, arrivando alla conclusione che non esiste una natura umana prestabilita che dica cosa dobbiamo essere. E proprio perché non ha una natura data, come detto prima, l'uomo è condannato ad essere libero.

Ciò che unisce questi due pensatori, al di là delle epoche e dei sistemi filosofici, è il rifiuto dell'idea che l'uomo sia completamente definito prima della propria esperienza del mondo.

Forse è proprio questo rifiuto a rendere l'esistenza umana tanto assurda quanto meravigliosa. Quello che sicuramente possiamo fare, è approfittarne non solo per capire davvero chi siamo, ma anche per formare davvero chi vogliamo diventare.