Oltre la Caverna

Filosofia antica

Il piacere che nasce dalla necessità: da Epicuro a Maslow

Alessio Berlanda24 Maggio 2026

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Il piacere che nasce dalla necessità: da Epicuro a Maslow

Nella vita quotidiana il piacere viene spesso associato all'abbondanza: banchetti raffinati, ricchezza, successo e soddisfazione di ogni desiderio. Eppure diversi filosofi antichi sostennero esattamente il contrario. La felicità autentica, dicevano, non nasce dall'avere di più, ma dal comprendere ciò che è davvero necessario.

Tra questi, Epicuro occupa un posto centrale. Il suo edonismo, però, è molto diverso dall'immagine comune di una ricerca sfrenata dei piaceri. Per Epicuro il piacere autentico consiste in due condizioni fondamentali: l'aponia, cioè l'assenza del dolore fisico, e l'atarassia, ovvero la serenità dell'animo libera da turbamenti.

Il cammino verso queste condizioni inizia distinguendo i diversi tipi di desiderio. Alcuni sono naturali e necessari, indispensabili alla vita e al benessere. Altri sono naturali ma non necessari, capaci di arricchire la vita senza essere indispensabili. Una terza categoria, che comprende ricchezza, fama e potere, non possiede alcun limite naturale e rischia perciò di trasformarsi in una fonte inesauribile di inquietudine.

La saggezza consiste allora nel riconoscere la differenza tra ciò di cui abbiamo realmente bisogno e ciò che semplicemente desideriamo.

Un'immagine particolarmente efficace compare nel frammento 181 della raccolta curata dal filologo tedesco Hermann Usener, dove Epicuro afferma: «Tremo di piacere in tutto il corpo quando mi nutro di pane e acqua, e sputo sui piaceri del lusso, non per i piaceri stessi, ma per i fastidi che li accompagnano.»

Non si tratta di un invito all'ascesi rigorosa. Epicuro suggerisce piuttosto che i piaceri più profondi nascono spesso dalla semplicità, perché essa ci libera dalla dipendenza verso desideri superflui e mutevoli.

Un'intuizione simile compare anche nelle Tuscolane di Cicerone. Attraverso una serie di esempi storici egli mostra come il valore di ciò che desideriamo dipenda meno dall'oggetto in sé che dalla condizione di chi lo riceve.

Nel libro V racconta, ad esempio, che il re persiano Dario, in fuga dopo una sconfitta, bevve acqua torbida contaminata dai cadaveri e dichiarò di non aver mai assaporato nulla di più piacevole.

L'acqua non era cambiata. A cambiare era stata la sete. Così come un bicchiere d'acqua può dare più soddisfazione di un banchetto quando la sete è autentica, anche un pezzo di pane può offrire più piacere di una tavola imbandita quando la fame è reale.

Pur partendo da prospettive filosofiche differenti, Epicuro e Cicerone convergono sulla stessa intuizione: il piacere non cresce indefinitamente con l'accumulo dei beni, ma nasce dall'incontro tra un bisogno autentico e il suo soddisfacimento.

Curiosamente, un'idea analoga riappare nella psicologia moderna.

A partire dal suo studio del 1943 sulla motivazione umana, Abraham Maslow sviluppò la teoria destinata a diventare celebre come gerarchia dei bisogni. Sebbene venga spesso rappresentata come una piramide, il suo intento era soprattutto mostrare come i diversi livelli della motivazione umana si fondino gli uni sugli altri.

Alla base si trovano i bisogni fisiologici: nutrimento, acqua, sonno, riparo e salute. Solo quando queste esigenze fondamentali sono soddisfatte è possibile dedicarsi a bisogni più elevati, come la sicurezza, l'appartenenza, la stima e infine l'autorealizzazione.

Maslow non condivide la teoria etica del piacere di Epicuro. Il suo progetto è descrittivo, non normativo. Eppure entrambi riconoscono la stessa verità fondamentale: non è possibile costruire una vita piena trascurando ciò che è realmente necessario.

In un'epoca che ci spinge continuamente a desiderare sempre di più, Epicuro, Cicerone e Maslow ricordano che i piaceri più appariscenti rischiano spesso di distrarci da quelli che ci soddisfano davvero. Il valore delle cose non dipende dalla loro rarità o dal loro prezzo, ma dal bisogno umano autentico che sono in grado di soddisfare.

Forse la filosofia comincia proprio qui: nel comprendere perché, al momento giusto, un semplice bicchiere d'acqua possa valere più di un banchetto sontuoso.